La Morte di Speranza


Tutto quello che stava accadendo succedeva troppo lentamente per essere vero.
Tutto quel sangue non aveva significato, sicuramente c’era qualcosa che gli era sfuggito.
Passò delicatamente le dita tra i capelli del ragazzo steso ai suoi piedi.
Attorno a lui la strada era silenziosa, non fosse stato per le urla dentro e fuori la sua testa, che gridavano che no, non era possibile, che c’era qualcosa di sbagliato.
Poi un risolino agghiacciante lo riportò alla realtà, e rivide il pugnale lucido, nero, andare incontro a chi gli stava di fianco; lo vide accasciarsi senza un gemito, il sangue che cadeva copioso; vide la mano assassina tagliarsi con quello stesso coltello.
La rabbia lo colse mentre era chino sul corpo della persona senza la quale la sua vita non aveva significato.
In quel momento capì che mai più egli gli avrebbe parlato, mai più lo avrebbe aiutato.
Non avrebbe più sentito la sua risata, né sentito pronunciare il suo nome senza una lacrima che lo accompagnasse.
La Speranza.
Strinse i pugni. Si accorse di essersi ferito alla mano destra, senza accorgersene, poiché quando mosse le dita si fece male. Un taglio netto, sul palmo, dal quale colava una densa goccia di sangue scuro.
Digrignò i denti, mentre si rendeva conto di ciò che era successo.
L’assassino l’avrebbe pagata cara.
Alzò lo sguardo, come convinto di trovarselo innanzi. Osservò la strada, le finestre, i muri, i cancelli, i giardini. Era solo.
Non capiva. Come aveva fatto ad andarsene senza farsi notare?
Non aveva senso, niente aveva senso.
La parte più importante di lui non poteva essersene andata in quel modo
Lui aveva promesso di proteggerlo. Non poteva finire così. Se avesse trovato l’assassino, lui sarebbe tornato in vita. Le due cose erano correlate.
Quella risata.
Non se la sarebbe più dimenticata ma… era una risata troppo familiare.
Appoggiò la mano per terra, e strinse qualcosa di duro e freddo.
Un coltello.
Rise, poiché seppe di aver trovato qualcosa che lo avrebbe aiutato nella sua vendetta.
Ed in quel preciso momento, capì.
La risata che aveva sentito, era stata la sua. La mano che aveva ucciso, era la sua.
Era un assassino.
Tremante, con le lacrime agli occhi, guardò il volto della persona che più di tutte era stata preziosa per lui.
Fissò la ferita.
Aveva ucciso la Speranza, che aveva il volto del suo migliore amico. E facendolo si era ferito. Profondamente.
Era sicuro che uccidendo la Speranza in lui, non avrebbe mai più sofferto, non sarebbe mai stato più deluso.
Perché non avrebbe avuto alcun bisogno di aspettare qualcosa con tutto il cuore, di avere quella fiamma in fondo all’anima che avrebbe mantenuta accesa la possibilità di essere felice e che, quando fosse stata spenta, delusa, negata per l’ennesima volta, avrebbe bruciato di un fuoco freddo e dolorosissimo.
Ora invece, si ritrovava solo. Come aveva voluto.
Fu allora che cominciò ad urlare.

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