Lacrime di Gioia


Attorno a lui la stanza girava.
Non si era mia sentito così euforico, estatico e pieno di vita.
La busta era aperta sulla scrivania, il tagliacarte appoggiato sul bancone, con l’aria quasi colpevole.
La carta bianca che sbucava dalla cassetta della posta sembrava un’altra delle innumerevoli bollette e solo quando l’aveva presa si era reso conto che aveva tra le mani un pezzo del suo futuro.
Il suo cuore batteva mentre con le mani si scompigliava i capelli.
Nella casa del suo amico, si sentiva un piccolo dio.
“Sì noi siamo i più grandi. Siamo i migliori.”
Si lasciò cadere sul divanetto di fronte alla vetrata, la testa abbandonata sullo schienale.
Le voci, nell’aria della sera che faceva da cornice al crepuscolo, arrivavano ovattate alle sue orecchie. Loro non lo sapevano ancora.
Entrarono in casa, e lo trovarono seduto, come collassato e con un’espressione stranita sul volto.
Fuori, le nubi nebbiose si appiccicavano sui fianchi delle colline grigie.
Non gli chiesero nulla, perchè quando guardarono sul bancone capirono.
Un suo amico aprì la busta, ma quella era vuota.
Il foglio, il contenuto, era nella sua mano.
“Non si passano notti insonni e momenti di oblio se non si ha dentro la cosa, quella cosa”
Lo chiamarono, lui mosse la testa, giusto per far capire che non era morto.
Poteva sembrare tutto agli amici, che non indovinavano nemmeno lontanamente cosa lui avesse all’interno del suo corpo: una battaglia, uno scontro tra il cuore e lo stomaco, il cervello e i polmoni in una sfida all’ultimo sangue.
Anche l’ultimo dei suoi amici entrò, ed entrò anche lui.. l’altro come lui.
Era il più silenzioso di tutti, in un certo modo, perchè il suo silenzio era accompagnato da due occhi stupiti, sgranati, come due pozzi su un mondo inaccessibile agli altri.
Il primo si alzò dal divano e continuando a dare la schiena agli altri raggiunse il vetro del salone, guardando la valle sotto i suoi occhi. Che strano, era così sfocata da quell’altezza.
“E’ quello che ci manda in paranoia, che ci mette fuori dal cerchio dei normali”
Un giovane dall’aria preoccupata fece due passi verso di lui; un giovane alto dai capelli neri, ricci, dagli occhi verdi come le colline d’estate, gli chiese cosa ci fosse scritto nella lettera.
Nessuna risposta.
Le nuvole grigie continuavano a rimanere incollate alle colline.
Il ragazzo con il mondo negli occhi sopraggiunse al primo e glielo richiese.
Allora, a quella richiesta, al sapere della prima persona ancora dietro di me, alzai la lettera nella mano sinistra, scuotendola un paio di volte.
-Hanno detto.. di si-
Silenzio.
Poi una delle ragazze disse in tono materno: -Ma.. stai piangendo..-
-No, io non piango mai.. Non piango da quando avevo dieci anni..- risposi singhiozzando; a tradimento, una lacrima macchiò rumorosamente il tappeto.
Ma non ero l’unico.
Il mio migliore amico e il ragazzo con il mondo negli occhi mi abbracciarono; anche quest’ultimo stava piangendo, perchè quella lettera era indirizzata ad entrambi.
Ce l’avevamo fatta.
“Ma una donna che ci aspetti a casa quando torniamo con un drink e un bacio.. noi quello non l’avremo mai”
Ci abbracciammo tutti e mi girai, finalmente, vedendo lacrime bagnare gli occhi dei due ragazzi dietro di me: gli occhi con il mondo dentro avevano le stesse mie lacrime; gli altri occhi, quelli verdi, avevano lacrime diverse, ma ancora più preziose.
Ci stringemmo tutti, e poco dopo la felicità straripò come un lago da una diga che piano piano scava il suo passaggio nella roccia e, quando alla fine ci riesce, non teme rivali.
Il sole brillava sulle nubi, dissolvendole al vento e lasciando le colline libere di respirare.
“E’ per quello che Dio ha inventato i microonde!”

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Spero il racconto vi sia piaciuto!
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Matteo

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