2046


Ci fu una scarica elettrica molto intensa e la testa di Ernest sobbalzò.
-Mettimelo a trecento-
La voce del suo superiore lo raggiunse dietro la sedia. Era ancora appoggiato sulla schiena e poteva fissare solo il soffitto scuro.
L’uomo alle sue spalle stava parlando con un’altra persona vestita di nero, l’aveva vista entrando.
Sentì dei tamponi soffici sulle tempie e tremò al pensiero del dolore.
La faccia tonda e sorridente del signor Brunn entrò nella sua visuale e gli sorrise affabilmente.
-Cercheremo di fare in fretta questa volta, vero?-
I suoi occhi bovini risero vedendo l’espressione atterrita di Ernest.
Poi un lampo di luce accecante pervase la sua mente, e il suo corpo fu trafitto da mille aghi roventi, che gli perforarono la nuca, il collo, le mani, la faccia, gli occhi.
Volle gridare ma non ebbe abbastanza forze per farlo.
Lentamente la luce si diradò dopo quelli che poterono essere stati secondi o numerosi battiti di cuore.
Forse proprio il suo cuore aveva già smesso di battere da un pezzo, ma loro avevano trovato un modo per tenerlo in vita al di fuori del suo corpo, affinché potessero continuare a torturarlo.
I suoi occhi misero a fuoco il sorriso di quell’uomo grassoccio, che stava in punta di piedi per poterlo vedere bene, dato che era disteso su una poltrona di metallo.
-Eccoti dunque! come ti senti?-
Ernest fece guizzare gli occhi a destra e sinistra, ma non proferì parola.
-Guardami- disse pacatamente il signor Brunn.
Così fece.
-Ti ricordi il tuo nome?- chiese l’omino sorridente.
-Sì..-
Ernest sapeva dove si trovava. E sapeva anche quanti anni avesse, dove abitava. Ricordava anche molti dei suoi amici. Tranne qualcuno. Per esempio, non ricordava di aver mai avuto un migliore amico, anche se al pensarci, gli veniva in mente un profumo di..
-Guardami-
-Sì-
Il signor Brunn si compiacque della sua obbedienza.
-In questo momento stai provando dolore. Un dolore inimmaginabile, pari solo alla disperazione di veder morire chiunque attorno a te. Mi segui?-
-Sì-
Brunn tirò fuori dal taschino della giacca un piccolo foglio colorato di giallo.
-Questo è il verde. Riesci a ricordartelo?-
Il cervello di Ernest iniziò a lavorare, sotto pressione.
Sì, sicuramente sapeva cos’era un colore, e sapeva che esisteva un colore che si chiamasse giallo. Attorno a quella convinzione, c’era come un enorme buco bianco e luccicante, però, che lo turbava.
-Sì..- mormorò
-Molto bene. Ora cerca di ricordare questo. Due notti fa hai visto alcuni membri del governo inneggiare alla rivolta per le strade. Sei andato a casa, turbato, e in soffitta hai trovato un vecchio album di fotografie. Erano fotografie di persone che imbracciavano fucili. Te lo ricordi?-
-Sì-
-Ti sei inventato un’assurda storia, di una guerra a metà secolo, di nemici immaginari che ammassavano persone e le uccidevano, e ti sei immaginato che quelle persone nelle foto avevano aiutato le altre nazioni a fermarli. Li chiamavi Partigiani. Ricordi il momento in cui ti sei inventato questa bugia?-
Ernest non rispose.
-L’altra settimana, sei venuto a conoscenza di alcune intercettazioni telefoniche che vedevano implicati membri del governo, durante le quali si accordavano per arricchirsi con una guerra contro il Quarto Mondo. Hai anche visto dei documenti che provavano l’accordo di tali persone a gruppi dediti all’uccisione indiscriminata di soggetti pericolosi, come bambini stranieri, uomini e donne che richiedevano la libertà di parola e di stampa. Hai anche visto il video di una riunione dei capi di stato mentre prendevano il controllo della telecomunicazione. Ti ricordi tutto questo?
-Sì-
-Tutto questo non è mai accaduto, sono solo bugie. Nessuna guerra è stata combattuta se non quella contro gli stranieri, appoggiata dal governo. La Resistenza non è mai esistita. Non hai mai visto alcun documento, o video, o quant’altro nelle ultime settantadue ore. Ti ricordi di quando hai inventato di aver visto tutte queste bugie?-
Ernest non rispose, e ci fu un momento di assoluta pienezza. Tutto ciò che diceva Bronn era meraviglioso. Il ronzio della macchina attorno alle sue tempie era una musica e in quel momento due più due poteva fare cinque, piuttosto che tre, se solo se ne avesse avuto il bisogno.
-Te lo ricordi questo, Ernest? L’unico politico che ci abbia mai guidato è il nostro. Non è mai successo neinte prima. Tu sei felice-
L’uomo sorrise. Poi tutta la paura, l’odio, la rabbia tornarono ad assalirgli la mente. Le lacrime gli velarono gli occhi, e come pioggia caddero dalle palpebre.
Ricordò i crimini contro l’uomo, il disinteresse, la menzogna, la discriminazione, la libertà, la prigionia. Rimembrò i discorsi di puro odio, lasciati gridare dal governo alla nazione.
E ricordò un volto.
L’acqua e il sale gli rigarono le guance martoriate.
-Io amo Giulia..- sussurrò con la voce rotta dal pianto.
Bronn sorrise untuosamente, mentre si raddrizzava.
-Dottore, facciamo quattrocento-

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