Fine del Gioco


Nella mente passarono stralci di conversazioni, parole e discorsi infiniti mentre lasciava che l’acqua scorresse liberamente nella vasca.
La sua mente era come un gioco per bambini: per quanto girasse vorticosamente, era sempre al punto di partenza.
Chiuse l’acqua e rimase a fissarla. Non aveva più voglia di farsi un bagno caldo.
Le differenze esistono solo perché continuiamo a dire che non esistono.
Lasciò defluire l’acqua calda che con un lento gorgoglio scomparve alla vista, risucchiata dalla gravità di un ignobile foro.
Oh, se solo avesse potuto far scomparire tutto il resto con la medesima facilità, che giornata gloriosa sarebbe stata.
Se sapeste quanto siamo ridicoli con le nostre patetiche maschere.
Si vestì lentamente, passando tra i raggi caldi del sole mattutino, che invadevano la stanza con fare geometrico. Era in piedi da un’ora, e ne aveva dormite a malapena due.
Il chiarore del mattino lo aveva attratto come una calamita, e le sue particelle si erano disposte a cerchio attorno all’idea di uscire di casa, come della polvere di ferro.
Si infilò le scarpe e con fare distratto imboccò la strada davanti alla sua piccola casa bassa.
Il cielo sgombro lo risollevava un poco, la strada libera gli dava sicurezza nel passo.
Apparire.
Non se la sentiva di stare in mezzo alla gente. Tuttavia non poteva andare in mezzo alla natura come aveva voluto fare a inizio giornata: qualcosa gli diceva che non avrebbe dovuto allontanarsi troppo.
Più diventava adulto, è più si scopriva meno libero.
Le macchine sciabordavano al suo fianco, fastidiose come solo il rumore del mare sapeva essere.
Aveva voglia di fare tante cose, e ogni cosa si sovrapponeva alla precedente, annullandola del tutto. Ne sarebbe rimasta solo una, se la sua mente non avesse pensato di disporsi a cerchio come tutti i giorni.
Era indeciso tra prendere a pugni qualcuno o addormentarsi e cercare di scoprire fino a che punto avrebbe potuto far finta di essere morto.
Essere uno spirito.
Vedere il mondo da fuori e poi riavvolgere la cassetta sarebbe stata un’esperienza niente male.
Sicuramente meglio che passare sotto un cartellone elettorale di un bugiardo dai canini bianchi a sfondo blu.
Le strisce pedonali formarono una barriera tra un pensiero e l’altro.
Dall’altro lato una donna piangeva in silenzio ad un tavolino di un bar, due cioccolate e una sedia vuota.
Attraversò la strada senza guardare.
Forse lo voleva.
Uno stridio.
Fine del gioco, vecchio mio.

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