Il Sorriso del Condor – Racconto Concorso ARCI Pinerolo


Era semplicemente meraviglioso.
Talmente meraviglioso da fargli dimenticare di dover rimanere in formazione.
L’auricolare crepitò nel suo orecchio, e la voce metallica del generale gli rimbalzò seccamente nel cervello riportandolo alla realtà.
-Soldato Wilburne, si può sapere dove sta andando? Ritorni immediatamente in formazione-
Le scariche elettrostatiche erano fastidiose come il ronzare di un insetto dentro il casco.
L’ultima chicca della scienza inglese: comunicazioni radio a onde medie tra velivoli, perfezionate dopo anni. E ancora sembrava di avere uno sciame d’api nell’abitacolo per il ronzio.
Il pilota dell’aeronautica sospirò all’ordine.
-Si, signore-.
Cullò dolcemente la cloche, fino a quando non fu certo di essersi messo nella posizione assegnatagli nel gruppo.
Erano in sei, disposti a freccia nell’immensità del cielo azzurro e sconfinato.
La giornata era perfetta per volare: non c’era troppo vento in quota e la visibilità era magnifica.
Il suo caccia Spitfire rispondeva ad ogni suo minimo tocco. Un cagnolino di quattromila libbre che svolazzava nell’aria come un aeroplano di carta.
Controllò l’altimetro. Diecimila piedi.
Vide, a poche iarde da lui, un altro caccia librarsi nell’azzurro.
Il pilota al suo interno gli fece un cenno, con le dita della mano chiuse tranne l’indice e il pollice, tesi, che si muovevano avanti e indietro.
Era un gesto che si facevano da quando erano piccoli: quando sognavano di volare sul campo di grano tra le loro fattorie, piegando le spighe dorate, le braccia allargate e gli occhi chiusi per immaginare meglio il cielo.
Tom e Chris avevano da sempre un solo sogno: volare.
E lo avevano raggiunto insieme.
Il disegno della testa di un condor sotto il parabrezza luccicò ai raggi del sole quando lo Spitfire verde e grigio vicino a lui dovette rallentare per non andare fuori assetto.
-Il tuo Condor mi sorride- disse Tom
-Allora sorridi di rimando!- rise Chris.
Era un loro rito scaramantico per augurarsi di potersi rivedere sulla terraferma e non sotto.
Volare, bucando le nuvole.
Sarebbe stato perfetto, se non fossero stati in guerra.
Il giovane soldato britannico controllò ancora che le armi fossero disponibili: il quadro comandi gli rispose con le rassicuranti luci verdi che ormai rappresentavano il linguaggio del suo aereo.
Molto al di sotto, i bassi monti inglesi tendevano le loro rocce appuntite verso di loro, invidiosi di non poterli raggiungere.
-Sempre tra le nuvole, vero T om?-
-Come sempre amico mio. Come sempre-
Risero, l’uno dell’altro.
Poi tutto cambiò.
Successe molto velocemente.
Da un banco denso di nubi, a più di un kilometro di distanza, uscirono prima due, poi quattro, infine dieci punti neri a grande velocità.
Non c’era alcun dubbio su cosa fossero: caccia Wurger tedeschi, le “Averle” del cielo.
Il generale lanciò un’imprecazione che gracchiò nelle orecchie dei soldati, poi l’inferno salì in alto, staccandosi dalle viscere della terra, e piombò su di loro.
La formazione si distrusse mentre ogni Spitfire prendeva una direzione diversa.
Tom perse Chris nell’istante in cui quest’ultimo cabrò alla propria destra per evitare una raffica di traccianti che sibilò a pochi metri dalla sua fusoliera.
Il disegno del condor svanì, e lui rimase solo.
Un proiettile passò vicinissimo all’ala, tanto da far sbalzare via la vernice, e il sergente Tom Wilburn imprecò sotto voce.
-Vuoi ballare, biondino? E allora balla con me- mormorò mentre virava a sinistra, a più di trecento miglia orarie.
Nel farlo, scorse con la coda dell’occhio la figura agile e snella del caccia dell’Asse.
Fece un rapidissimo calcolo.
L’Averla era la risposta tedesca alla supremazia inglese nei cieli, l’uomo nero sotto il letto di ogni aviatore alleato.
Erano caccia Wurger, ottimi nella discesa ma non nella risalita. Tom sapeva che avrebbe dovuto approfittare di quel minimo vantaggio per poter passare da inseguito a inseguitore.
Sopra di lui vide una sagoma prendere fuoco e precipitare in una densa spirale di fumo.
Il pilota della Supermarine inglese lanciò il suo Spitfire in picchiata, anche se non veloce quanto avrebbe voluto: la forza d’inerzia dovuta alla discesa ad alta velocità avrebbe potuto bloccare il flusso di carburante, facendo spegnere il motore, un’eventualità che Tom sapeva di dover tenere ben presente.
Nonostante ciò, il terreno gli veniva incontro a una velocità spaventosa, mentre l’altimetro continuava a scendere.
Tom udì il motore Rolls-Royce Merlin faticare per mantenere dritto il muso.
Ad un tratto sentì un rumore metallico molto forte: proiettili da tredici millimetri che potevano far esplodere il petto di un uomo a trecento metri di distanza lo sfioravano e passavano oltre, tracciando fili dorati davanti a lui.
L’Averla aveva abboccato.
Era ormai a meno di tremila piedi dal suolo. Duemila. Millecinquecento.
-Ancora un po’..- disse stringendo i denti.
Altri traccianti passarono attorno alla fusoliera, sopra e sotto le sue ali. Il motore rombava nelle sue orecchie.
Novecento piedi.
-Avanti!- esclamò eccitato, mentre sentiva il suo corpo ribellarsi a quella situazione di pericolo.
Vedeva i campi verdi, le strade sterrate, un trattore abbandonato in mezzo a un campo, una macchia d’alberi.
Seicento piedi.
-Adesso!- gridò, e tirò la cloche verso di sé.
Lo Spitfire iniziò a puntare gradualmente verso l’alto, molto lentamente.
Troppo lentamente.
-Tira su il tuo bel musone, avanti!- esalò il pilota, le mani fredde sotto i guanti, la fronte imperlata di sudore.
Era sotto i trecento piedi, la lunghezza di un campo da calcio. Ce la poteva fare.
Vide comparire l’orizzonte sul suo parabrezza, quando all’improvviso qualcosa si parò davanti a lui.
Una cisterna! Una vecchia cisterna dell’acqua!
Non ebbe il tempo di reagire e continuò spasmodicamente a tirare verso di sé la cloche a meno di novanta piedi dal suolo.
Sentì un tonfo sordo quando la punta della costruzione di metallo arrugginito strisciò la pancia del suo caccia.
Quello che udì dopo, fu invece un boato tremendo.
Il Focke-Wulf dietro di lui non aveva visto in tempo il cilindro di metallo e, complice il suo scarso potere di risalita, vi era finito dentro in pieno.
-Sì!- Tom compì una parabola e diede un’occhiata al caccia avversario.
Non rimaneva nulla della costruzione che gli aveva intralciato il passaggio.
Al suo posto v’era solo un cratere fumante a poche iarde da dove sorgeva la cisterna. L’Averla tedesca era solo più una massa infuocata a ridosso di un campo di grano.
-Questa la racconterò ai tuoi nipotini quando diventerai vecchio!- rise in preda all’adrenalina Tom
Le sue parole caddero nel vuoto.
Un pensiero, lento e strisciante, raffreddò la sua anima ancora bollente dallo scontro con il Focke-Wulf.
Puntò verso il cielo aperto prendendo rapidamente quota.
Era distante un paio di chilometri dal luogo dell’avvistamento delle averle, ma ci mise pochi secondi per ritornarvi.
-Ce l’ho dietro! Ce l’ho dietro! Qualcuno lo abbatta, qualcuno.. –
La trasmissione si interruppe bruscamente. Qualche scarica elettrica nell’etere, niente più.
Dal suo parabrezza vedeva finalmente i lampi dei traccianti tingere l’azzurro. Fece un profondo respiro e rientrò nella mischia, trattenendo il fiato come chi si butta sotto la pioggia.
Sotto di lui uno Spitfire ridusse un’Averla in mille pezzi infuocati
Il capitano Riley dava prova della sua esperienza acquisita in oltre due anni di guerra.
-Chris… dove sei?- mormorò Tom.
Ne era certo: quel silenzio non voleva dire niente.
L’immagine del caccia dell’amico, che saltava in aria come l’Averla colpita da Riley, era qualcosa di troppo terribile per essere vero.
Chris non era sicuramente morto, altrimenti nel mondo sarebbe successo qualcosa di terribile. L’universo non sarebbe rimasto indifferente e una tale sciagura! Sicuramente il sole non sarebbe più sorto il giorno dopo e il cielo avrebbe perso il suo colore.
Invece il cielo era ancora lì, azzurro e indifferente.
Flash passarono davanti ai suoi occhi.
Un tavolo di legno, pane e marmellata; loro due bambini, loro due che tornavano dall’accademia in congedo, loro due che si ubriacavano in birreria, loro due che pilotavano per la prima volta un aereo.
Si ritrovò in picchiata, sfiorando le quattrocento miglia orarie.
Fu allora che li vide.
L’Averla lo inseguiva, con gli artigli sfoderati.
Il Condor cercava di sfuggirgli ma era troppo lento.
Tom vide il Wurger tedesco mettersi in coda per fare fuoco con le sue mitragliatrici da tredici millimetri.
Così planò verso sinistra, tagliando la strada al caccia tedesco che apriva il fuoco.
Mentre vedeva i traccianti venirgli incontro, si sentì meravigliosamente bene, come se la sua vita fosse stata concepita unicamente a quello scopo.
Vide lo Spitfire di Chris e vide il suo amico osservarlo colmo di terrore per quello che stava accadendo.
Tom alzò la mano e tese l’indice e il pollice, facendoli ondeggiare avanti e indietro.
Prima che il mondo diventasse un globo di fiamme, l’immagine del Condor sul muso dello Spitfire di Chris luccicò per l’ultima volta davanti ai suoi occhi.
A Tom sembrò che sorridesse.

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