Lezione IV: L’Incipit, l’arte di iniziare


Scrivere un libro, come abbiamo già accennato, vuol dire sedurre il mondo.
La prima regola alla quale dovete fare affidamento e quella che voi dovete, senza remissione alcuna, cogliere l’attenzione del vostro lettore, prenderlo per mano o scuoterlo, fare in modo che non si stacchi più dalla vostra scrittura.

Deve tornare a casa dal lavoro, da scuola, con in testa un solo pensiero: riprendere in mano il vostro libro.
La scrittura duqnue è seduzione.

Ora, l’incipit non è altro che l’inizio di questa seduzione.
Dunque la sua importanza è fondamentale.

Ci sono diversi tipi di Incipit

Incipit Tradizionale

L’incipit per eccellenza è “C’era una volta”. Semplice, lineare, Introduce alla storia, è l’incipit delle fiabe, quasi leggendario, al quale tutti i bambini smettono di fare quello che stanno facendo e vi stanno ad ascoltare meravigliati.
Ovviamente, questo incipit non ha più senso in questa epoca moderna, dove il lettore vuole essere scosso, stupito, spiazzato.
Un altro tipo interessante di incipit è “Era una notte buia e tempestosa”.
Più sofisticata di “C’era una volta”, mettendo in risalto la notte, l’oscurità.
Questo, tuttavia, non è ancora l’incipit che cerchiamo.

Passiamo a un esempio più vicino a noi, a un incipit vero e proprio.
L’incipit non deve dire troppo, o troppo poco. Facciamo un paio di esempi.

Luca stava fissando il quadro che aveva davanti, frutto di una notte di ardente passione. Ricordava ogni pennellata, ogni sensazione. Pensò a molte cose, alla sua laurea in ingegneria, che stava tentando di rendere, alla madre che l’aveva sempre voluto dottore. Non poteva sapere che nel giro di pochi giorni sarebbe diventato il più grande artista sulla faccia della Terra.

Perchè non iniziereste con un incipit così? Perchè qui c’è troppo. C’è un inizio e una fine. Per fare un incipit non si una un grandangolo, ma un tleobbiettivo.

Facciamo un secondo esempio, riprendendo il primo.

Luca era lì, davanti al suo quadro. Gli vennero n mente le ramanzine del padre, le bufere di parole della madre, di fronte alla sua passione, “che non avrebbe mai portato a nulla”. Guardò di nuovo la tela, i colori, le pennellate ancora visibili alla luce delle candele. Fu in quel momento che capì che cosa avrebbe voluto. Non una laure in ingegneria, nè una macchina nuova. Avrebbe voluto diventare un artista. Avrebbe voluto uno studio che recasse il suo nome.

Andiamo meglio.
Come vedete, si mettono dei dettagli (l’ambiente in cui lavora, il fatto che il padre non vorrebbe questa sua attività, l’atmosfera clandestina) e si aggiunge un senso di attesa. Questo incipit è sicuramente più attraente, più seducente del primo.

Incipit in Medias res

L’incipit in media res è quello più comune a tutti noi, molto utilizzato nella cinematografia, nei telefilm eccetera. Esso è sicuramente efficace, poichè catapulta il lettore nell’azione.
Dobbiamo immaginare la mente di chi legge come una linea.
Per creare interessa, dobbiamo storcere questa linea, far accadere qualcosa che faccia compiere a questa linea dei giri che la stordiscano e che la droghino (in senso figurato) delle nostre parole.
Un incipit del genere potrebbe essere:

Mercoledì mattina mi alzai e mi accorsi di essere morto. Scesi in cucina e trovai mia moglie ai fornelli, come tutte le mattine. Sotto al piatto, trovai un biglietto, discreto, grande come un tovagliolo, che diceva che l’ora del mio funerale era decisa per venerdì, alle dieci di mattina.

Sbam. La linea è appena stata catapultata in una folle montagna russa.
Un incipit del genere ci porta a chiedere a noi stessi una cosa, ovvero “Che cosa è successo prima?”
Se vediamo un uomo pallido su un marciapiede, subito pensiamo che sia accaduto qualcosa. Poi più avanti scopriremo che è avvenuto un omicidio, oppure che l’uomo è scappato di casa.
Un altro esempio è

Ulbert si girò dietro l’albero, e vomitò. Era sempre così.
Si voltò e guardò i due cadaveri, già pallidi. Gli occhi, vitrei e spalancati, sembravano fissare qualcosa che lui non sarebbe mai riuscito a scorgere. Si asciugò la fronte e poi decise di proseguire.

Non credo occorrano spiegazioni superflue.
Siamo catapultati in una scena dove ci sono due morti e un uomo, l’assassino, che deve compiere un lavoro. Chi sarà? una spia, un agente federale? Oppure siamo in una città polverosa?
Tutto questo lo si può solo scoprire andando avanti a leggere, non siete d’accordo?
Se la risposta è positiva, allora questo incipit funziona, perchè ha attirato la vostra attenzione.
La stessa scena sarebbe stata profondamente diversa se l’incipit fosse stato una cosa del genere:

C’erano due cadaveri, stesi a un metro l’uno dall’altro. Gli alberi facevano ombra intorno ai due corpi e l’unico rumore che si udiva era quello delle foglie. A un paio di metri da loro, c’era un uomo, sui trentanni, rivolto dietro un albero, in piedi. Si chinò e vomitò sulla siepe dietro la quercia.

La differenza è palpabile (ed è anche difficile scrivere così linearmente). Non c’è alcuna seduzione.

In conclusione, posso dirvi che l’incipit è qualcosa di fondamentale per iniziare qualunque scritto.
Attirate l’attenzione di chi vi legge, seducetelo, fategli mancare l’aria, girare la testa, fremere per la curiosità o per il divertimento!
Fate qualunque cosa, ma non lasciatelo scettico, oppure apatico e annoiato.
Molti libri di successo non sarebbero tali se non avessero un incipit accattivante!
Ricordatevi: sedurre il mondo.

Nella prossima lezione parleremo di:

-La descrizione dei paesaggi
-La descrizione degli ambienti
-Cosa evitare e cosa ricercare

 

Grazie per aver seguito questi piccoli consigli, se li avete trovati utili, se credete che non siano il massimo o volete comunque dirmi qualcosa che vada dal grazie al potresti fare..?, ogni commento è gradito ed auspicabile.

Matteo

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3 risposte a “Lezione IV: L’Incipit, l’arte di iniziare

    • Purtroppo non continua! Non ho avuto più tempo ma l’idea mi rimbalza sempre in tempo! Grazie per la tua correzione, sono proprio stato un po’ stupido a fare questo errore da principiante, chiedo scusa! 🙂

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