La vita fa paura


La vita fa paura.
Molte persone hanno paura dei ladri, dei clown, degli spazi aperti, degli spazi chiusi, degli aerei. Altri hanno paura dei ragni, dei calabroni, degli angoli bui, dell’altezza, delle barbabietole da zucchero.
La vita fa paura e non solo per questo elenco di cose brutte, dannose, zampettanti o stupide.
Tutti noi abbiamo paura, e tutti gli altri ne hanno a loro volta.
Ho sempre pensato che andando avanti avrei avuto sempre meno paura.
Non è così.
Le cose che incontriamo crescono con noi. Ma avere paura non è da stupidi; bisogna avere paura per essere coraggiosi, o si sarebbe solamente folli. Sapremo semplicemente affrontare meglio le nostre paure.
Per conto mio posso annoverare, oltre a un modesto elenco di cose con più di quattro zampe (molto poche in realtà), un insieme di paure piuttosto normali, con una speciale menzione a una voce in particolare: la paura di me stesso.
Vediamo se riesco a spiegarmi.
Innanzitutto, voglio avvisare che se non dovessi risultare chiaro, me ne assumo completamente la colpa. Scrivere del proprio cervello, anima o quel che sia rasenta sempre l’impossibile. Ma ecco. La vita, per me, è come una arrampicata. Devi avere innanzitutto una piccola dose di incoscienza in ogni gesto, che permette di andare avanti. Fare un buon otto con la propria corda, avere delle scarpe adatte, un’imbragatura decente li darò per scontato. Saranno un po’ come avere tutto ciò che è basilare nella nostra vita: senza scarpe o, peggio ancora, senza imbrago, non si può arrampicare, punto e basta.
La parete che solitamente si alza da terra spaventa sempre un po’, ma fino a quando non ci metti le mani sopra, non saprai mai quanto.
Il mio rapporto con l’arrampicata è molto particolare.
Non la amo alla follia, ma credo che sia qualcosa di importante che mi abbia trasmesso molto. Per questo la consiglio a tutti. Mano a mano che salgo lungo le fratture e i rinvii, la paura di cadere cresce: più si va avanti, e più lunga sarà la discesa. Ogni volta che arrivo ad un rinvio, devo toglierlo per farmi strada, o non andro avanti, mi tratterrà. Questi rinvii sono quegli avvenimenti che, nella vita, ti lasciano spesso senza parole. O, per meglio dire, con il culo per terra.
Bisogna saper staccare la mani dalla parete per un attimo, apprezzare il vuoto, e rimuovere il ferro. Mentre salgo, c’è sempre qualcuno, sotto di me, che fa da sicura. Ogni passo sulla roccia mi dice, sussurrando malignamente, che forse le me braccia sono troppo deboli, la roccia troppo ripida, le prese troppo piccole, la mia volontà troppo scarsa. Tornatene a casa, dice, fatti calare, basta una parola. Eppure, io so che potrò graffiarmi, urtare contro la roccia e cadere, ma la persona che mi farà sicura non lascerà mai che cada davvero: mi sosterrà sempre. Quella persona che forse guarderai sempre da lontano per tutta la vita, o che forse guarderà la vita con te. Per quanto possa essere alto e spaventoso, quelle potranno sempre tendere la corda, e darci un attimo di riposo. Ogni volta che tolgo l’ultimo rinvio, ogni volta che guadagno anche venti, trenta, cinquanta soli centimetri con un movimento, mi sento forte, per un secondo.
Tutte le volte che raggiungo la cima, non importa quanto difficile fosse la via, quanto male abbia arrampicato, è come se dicessi, come se urlassi alla mia vita che non mi arrendo, che si fatica, ci si lecca il sudore sulle labbra, ma si prova comunque a sollevarsi alla prossima tacca, al prossimo spit, alla prossima fessura.
Si accetta anche di cadere, ma mai solo per una volta.
Una volta in cima, mi guardo intorno, e le cose sono diverse.
La corda rimarrà lì, come un cordone ombelicale, per ricordare che non è solo merito tuo se sei arrivato così in alto, ma soprattutto di chi te lo ha permesso di fare. Sì, forse la vita fa paura.
Guardandola con qualcuno, attraversandola mano nella mano come fanno i bambini sulle strisce pedonali per sentirsi più felici.
Eppure io ho una paura più grande.
Più grande dell’arrampicare: paura che un giorno deciderò di non farlo.
Non voglio che accada. Per questo continuerò ad arrampicare.
Mi fa paura, ma va bene così.
Va bene così.

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Una risposta a “La vita fa paura

  1. Ogni appiglio porta la sua paura. sarà solido?, quanto sono lontano da terra? Sono abbastanza forte per tenerlo? Ogni movimento può generare paura perchè è spostarsi dalla base verso una cima. L’importante è avere una cima da raggiungere. E lì che si gioca il tuo coraggio, il tuo buonsenso per tornare indietro, la tua sfida verso quella presa. Questa paura ti rende forte, non temerario. Ti fa riflettere perchè la prossima via da scegliere sarà sulla base delle tue forze, della tua tecnica ma anche dal ricordo di quell’appiglio di ieri, di quell’ attimo di dubbio, di ansia superato per arrivare su.
    La paura che ti frega è un’altra. E’ la paura diffusa, indistinta, disancorata, fluttuante priva di un indirizzo e di una causa chiara. Paura è il nome che diamo alla nostra incertezza, alla nostra ignoranza della minaccia o di ciò che c’è da fare, che possiamo o non possiamo fare per arrestarne il cammino o no. Se ci pensi siamo pieni di queste paure. Lo dicono i luoghi comuni di ogni giorno sul futuro “ va tutto a rotoli…” “tutto” che?
    Non smettere di sistemare la corda nello zaino…

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