La Vista del Sangue – Prefazione per un concorso della città di Torino


La vista del sangue aveva sempre sconvolto Giulia, per questo aveva impiegato quasi dieci minuti a chiamare la polizia.
Era rimasta aggrappata alla maniglia della porta del salotto, quasi sperando che richiudendola tutto sarebbe tornato a posto, tutto si sarebbe cancellato dalla sua memoria.
Ma non era stato così.
Si sforzò di non vomitare e si premette una mano davanti alla bocca, mentre barcollava verso i gradini freddi dell’androne, fuori dall’appartamento.
Nella sua mente flash improvvisi balenavano impietosi.
Rivide la striscia di sangue larga quanto lei che usciva dal bagno e attraversava il corridoio, impregnando il parquet chiaro, mentre la televisione accesa nel salotto trasmetteva ad alto volume i soliti gossip da due soldi.
Strinse forte la ringhiera di ferro al suo fianco e si rannicchiò su se stessa, scossa da un brivido.
I capelli castani, lunghi e mossi, cadevano disordinatamente a coprirle il viso.
Si ritrovò a piangere senza emettere alcun suono, gli occhi castani che liberavano lacrime salate.
Il corpo di Luca era riverso a pancia in giù, in una posa plastica, composta. Un braccio era rivolto all’indietro; l’altro, girato in avanti, sembrava voler raggiungere il tavolino di legno sopra il tappeto che avevano comprato insieme una domenica mattina di un mese prima, quasi a raggiungere la tazza di tè ancora fumante poggiata lì sopra.
Non l’avrebbe più bevuta.
Ascoltò i propri singhiozzi, mentre la luce artificiale delle scale immacolate spandeva il suo falso bianco sui muri puliti tra una porta e l’altra. Rimbalzavano nel silenzio.
Il silenzio.
Qualcuno aveva spento la televisione!
Mentre Giulia alzava inorridita la testa, comprendendo cosa quel particolare volesse dire, anche la luce tremolò e si spense.
La ragazza represse un grido, terrificata.
Erano delle luci a tempo, così di moda negli anni novanta, che dopo un po’ si spegnevano.
Respirando affannosamente, cercò un punto luminoso su cui basarsi.
Doveva assolutamente riaccendere la luce, senza si sentiva cieca!
Si alzò a tentoni, le ginocchia molli e il fiato corto.
Sì! La piccola luce rossa, che senza l’oscurità quasi non si vedeva, era la sua salvezza.
“Ancora un passo.. solo un altro passo..”
Allungò la mano: ce l’aveva quasi fatta!
In quel momento la luce inondò nuovamente l’androne e Giulia scoprì di essere a pochi centimetri dal pulsante.
Qualcuno l’aveva già premuto per lei.
Non ebbe tempo di gridare, quando una mano le tirò indietro la testa.
Sentì il gelido abbraccio di una lama, che le disegnò un sorriso cremisi da un orecchio all’altro.
Illogicamente, la ragazza pensò che si sarebbe sporcata di sangue la camicetta bianca, ma presto anche quel pensiero scomparve e cadde nel vuoto.

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